LORENZO INFANTINO – L’ordine senza piano (1995)

In un’epoca dominata dall’illusione che i fenomeni complessi possano essere gestiti da comitati di esperti o da legislatori onniscienti al comando di cabine di regia centralizzate, L’ordine senza piano. Le ragioni dell’individualismo metodologico offre un vaccino epistemologico di rara lucidità. Attraverso una magistrale sintesi che intreccia l’economia della Scuola austriaca (Menger, Mises, Hayek, Kirzner) con la sociologia dell’azione (Weber, Simmel) e la teoria della conoscenza (Ortega y Gasset, Popper), l’autore dimostra come l’ordine sociale non sia il frutto di un disegno intenzionale, bensì l’esito inintenzionale e cumulativo di milioni di interazioni individuali. Abbinando un approccio teorico estremamente rigoroso alla capacità di esplorare sentieri d’indagine poco battuti, Infantino fornisce al lettore nuove lenti: per comprendere come i vincoli della scarsità e la dispersione della conoscenza spingano gli individui a cooperare; per penetrare la logica dei processi aperti, riscoprendo le dinamiche sociali non come stati d’equilibrio statici, ma come un “permanente da farsi” in cui la creatività e la fallibilità dell’attore ridefiniscono costantemente fini e preferenze; per cogliere le ragioni che sottostanno alla critica radicale all’agente idealizzato (il cosiddetto homo oeconomicus) e all’ingegneria sociale, svelandone il carattere irrealistico e potenzialmente autoritario. L’ordine senza piano è pertanto un’opera fondamentale per chiunque desideri liberarsi dai dogmi del collettivismo e riscoprire la complessità della libertà umana all’interno dei processi sociali.

‘Compito della scienza sociale è spiegare gli esiti inintenzionali dell’agire umano’

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