Sulla base di una documentazione vasta e rigorosa e di numerosi documenti inediti, nel libro La mezzaluna e la svastica. I segreti dell’alleanza fra il nazismo e l’Islam radicale, David G. Dalin e John F. Rothmann offrono il ritratto definitivo del Gran Muftì di Gerusalemme, il “Führer del mondo arabo”, ricostruendo la sua partecipazione alla guerra al fianco di Hitler e il suo acceso sostegno della Soluzione Finale, fornendo un importante contributo alla comprensione del passato e del presente del fondamentalismo islamico. Amin al-Husayni fu infatti il protagonista della nascita del moderno fondamentalismo islamico e della lotta armata contro gli ebrei condotta oggi da numerose organizzazioni terroristiche islamiche. Personalità insieme affascinante e spaventosa, oratore incendiario, rampollo di una delle più notabili famiglie arabe della Palestina (ma dal curioso aspetto “occidentale”: aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri), al-Husayni fu un visionario crudele che strinse un’alleanza con il nazismo in forza della quale 100.000 musulmani combatterono come volontari nelle divisioni tedesche. Dopo la guerra, scampato a Norimberga, al-Husayni si divise tra l’Egitto, dove rinsaldò i rapporti con il fondatore dei Fratelli musulmani, e Beirut, dove prese sotto la propria ala protettrice un giovane che diventerà uno dei protagonisti della politica mediorientale: Yasser Arafat.

