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1 commento su “GÖTZ ALY – Perché i tedeschi? Perché gli ebrei?”
Aly dimostra in maniera persuasiva che la vera causa psicologica profonda dell’Olocausto fu il sentimento di invidia che i tedeschi provavano verso gli ebrei, i quali nel corso dei cent’anni precedenti, una volta ottenuta l’emancipazione giuridica agli inizi del 1800, li avevano superati in ogni campo: negli studi, nelle professioni (come medici, avvocati, giornalisti), nel commercio, nell’imprenditoria.
Lo straordinario successo degli ebrei a scuola e all’università, dovuto al fatto che per tradizione le famiglie ebraiche attribuivano un alto valore all’istruzione, si rifletteva successivamente nel campo lavorativo. Le statistiche sul reddito rivelano che nel periodo antecedente la Prima guerra mondiale i redditi degli ebrei tedeschi erano in media cinque volte maggiori di quelli dei cristiani.
Questo fatto risultò psicologicamente intollerabile alla maggioranza dei tedeschi, i quali chiesero allo Stato di proteggerli dalla concorrenza ebraica. Invece di emulare a livello individuale gli ebrei, così sobri, tenaci, intelligenti e dinamici, i tedeschi preferivano rintanarsi nelle taverne a bere birra e a inveire contro di loro.
Gli ebrei riuscivano in maniera fenomenale in ogni cosa che facevano. La fantasiosa teoria della superiorità della razza ariana aveva proprio lo scopo di compensare l’enorme perdita d’autostima dei tedeschi, provocata dal confronto con gli ebrei.
Aly accusa apertamente i socialisti tedeschi di aver favorito il diffondersi dell’antisemitismo, perché per molti anni avevano fomentato l’invidia sociale e identificato gli ebrei con la classe privilegiata capitalistica e borghese.
Fu dunque l’invidia, in una delle forme più perniciose che abbia mai assunto, a portare all’Olocausto. Le misure statali per la privazione dei diritti degli ebrei furono accompagnate infatti sin dal 1933 da un ampio consenso. Milioni di tedeschi, pervasi di muta invidia, gelosia, avidità e gioia maligna repressa, tollerarono che gli ebrei venissero umiliati, spogliati dei loro beni, aggrediti, deportati nei campi di concentramento.
Quegli eterni primi della classe, pensavano milioni di tedeschi, meritavano una lezione. Per tale ragione delegarono allo Stato nazionalsocialista la violenza di cui si vergognavano, e che nasceva dal loro bruciante e intollerabile senso d’inferiorità.
P.S.
Come curiosità, da appassionato di scacchi vorrei aggiungere che in Germania gli ebrei primeggiavano anche in questo gioco. I migliori scacchisti tedeschi erano ebrei, come Emanuel Lasker (campione del mondo dal 1894 al 1921) e il suo sfidante Siegbert Tarrasch. Per la cronaca, anche il primo campione del mondo di scacchi (dal 1886 al 1894), l’austriaco Wilhelm Steinitz, era ebreo. Vedi meno
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Aly dimostra in maniera persuasiva che la vera causa psicologica profonda dell’Olocausto fu il sentimento di invidia che i tedeschi provavano verso gli ebrei, i quali nel corso dei cent’anni precedenti, una volta ottenuta l’emancipazione giuridica agli inizi del 1800, li avevano superati in ogni campo: negli studi, nelle professioni (come medici, avvocati, giornalisti), nel commercio, nell’imprenditoria.
Lo straordinario successo degli ebrei a scuola e all’università, dovuto al fatto che per tradizione le famiglie ebraiche attribuivano un alto valore all’istruzione, si rifletteva successivamente nel campo lavorativo. Le statistiche sul reddito rivelano che nel periodo antecedente la Prima guerra mondiale i redditi degli ebrei tedeschi erano in media cinque volte maggiori di quelli dei cristiani.
Questo fatto risultò psicologicamente intollerabile alla maggioranza dei tedeschi, i quali chiesero allo Stato di proteggerli dalla concorrenza ebraica. Invece di emulare a livello individuale gli ebrei, così sobri, tenaci, intelligenti e dinamici, i tedeschi preferivano rintanarsi nelle taverne a bere birra e a inveire contro di loro.
Gli ebrei riuscivano in maniera fenomenale in ogni cosa che facevano. La fantasiosa teoria della superiorità della razza ariana aveva proprio lo scopo di compensare l’enorme perdita d’autostima dei tedeschi, provocata dal confronto con gli ebrei.
Aly accusa apertamente i socialisti tedeschi di aver favorito il diffondersi dell’antisemitismo, perché per molti anni avevano fomentato l’invidia sociale e identificato gli ebrei con la classe privilegiata capitalistica e borghese.
Fu dunque l’invidia, in una delle forme più perniciose che abbia mai assunto, a portare all’Olocausto. Le misure statali per la privazione dei diritti degli ebrei furono accompagnate infatti sin dal 1933 da un ampio consenso. Milioni di tedeschi, pervasi di muta invidia, gelosia, avidità e gioia maligna repressa, tollerarono che gli ebrei venissero umiliati, spogliati dei loro beni, aggrediti, deportati nei campi di concentramento.
Quegli eterni primi della classe, pensavano milioni di tedeschi, meritavano una lezione. Per tale ragione delegarono allo Stato nazionalsocialista la violenza di cui si vergognavano, e che nasceva dal loro bruciante e intollerabile senso d’inferiorità.
P.S.
Come curiosità, da appassionato di scacchi vorrei aggiungere che in Germania gli ebrei primeggiavano anche in questo gioco. I migliori scacchisti tedeschi erano ebrei, come Emanuel Lasker (campione del mondo dal 1894 al 1921) e il suo sfidante Siegbert Tarrasch. Per la cronaca, anche il primo campione del mondo di scacchi (dal 1886 al 1894), l’austriaco Wilhelm Steinitz, era ebreo. Vedi meno