Il libro è scritto da uno studioso di origine musulmana (delle Comore) di idee libertarie e illuministe che non si sente condizionato dalla sua origine, ma anzi ne approfitta per poter dire tutto il male possibile dell’islamismo, senza il rischio di sentirsi accusare di razzismo o islamofobia, secondo le mode woke e antioccidentaliste che tentano di mostrare l’Islam sotto una veste positiva. Azihari ricostruisce la storia dell’Islam non solo dall’inizio, ma da ancor prima, mostrando che è una leggenda quella secondo cui prima di Maometto il Medio Oriente o il mondo arabo si trovassero in condizioni di barbarie. Il movimento musulmano, secondo l’evidenza storica addotta dall’autore, distrusse fior di civiltà, a volte anche millenarie. In realtà fu l’intera espansione islamica che distrusse culture e civiltà ovunque, utilizzando metodi anche di sterminio e di conversioni forzate. Un capitolo è dedicato alla tratta arabo-musulmana, durata 13 secoli e molto peggiore della tratta transatlantica-europea. Il libro affronta poi l’epoca moderna, nella quale si collocano i movimenti islamici integralisti e terroristici, e si conclude con un appello disperato alla necessità che si contrasti il processo di islamizzazione mondiale crescente, considerandolo una sciagura per l’intera umanità, mondo islamico compreso.
