Secondo Anne Applebaum, studiosa americana di origina polacca, l’immagine classica che abbiamo dello Stato autocratico è anacronistica. Un tempo nelle autocrazie c’era un cattivo dittatore al comando che, affiancato da collaboratori malvagi, usava l’esercito e la polizia per terrorizzare il popolo e mantenere il potere. Oggi le autocrazie si sono evolute: non si limitano a usare la forza come strumento di governo, ma utilizzano delle complesse reti finanziarie collegate tra loro a livello internazionale. Gli esperti di tecnologia gli forniscono servizi di sicurezza, sorveglianza, propaganda e disinformazione. I membri di queste reti condividono risorse e obiettivi, operando come un agglomerato di aziende (Autocracy spa, lo chiama la Applebaum) tenute insieme non dall’ideologia, ma da una spietata determinazione a preservare il proprio potere e la propria personale ricchezza. Le autocrazie del XXI secolo, come la Russia, la Bielorussia, la Cina, l’Iran, la Corea del Nord, Cuba o il Venezuela, pur fondandosi su ideologie diverse (il nazionalismo, il comunismo, il socialismo o l’islamismo) collaborano tra loro perché sono unite dalla comune avversione per i valori democratici. L’Occidente liberale, conclude la Applebaum, deve sapere con chi ha a che fare e reagire di conseguenza.
