L’economista americano Don Lavoie mostra come ogni sistema di pianificazione economica sia inevitabilmente destinato a scontrarsi con problemi gravi e insormontabili legati al potere, agli incentivi, al controllo e alla conoscenza. I due modelli analizzati dall’autore, quello integrale di stampo sovietico e le molteplici configurazioni di programmazione parziale, si rivelano entrambi incapaci di risolvere razionalmente e in maniera efficace il problema fondamentale del coordinamento sociale. L’unica soluzione praticabile risiede, allora, in una radicale decentralizzazione del processo decisionale, che permetta a ciascun individuo di disporre liberamente delle risorse legittimamente acquisite e di valorizzare le conoscenze pratiche, rilevanti e tacite che costituiscono il suo patrimonio unico e irripetibile. In questa prospettiva, solo la cooperazione volontaria, le relazioni e le istituzioni di mercato possono creare le condizioni necessarie per generare, elaborare e trasmettere conoscenza rilevante. La proposta radicale di Lavoie si traduce dunque in un rifiuto netto della pianificazione e nell’adozione della decentralizzazione, della libertà di associazione e dei mercati quali pilastri imprescindibili dell’organizzazione sociale e del benessere individuale.

