PLATONE – Le leggi (353-347 a.C.)

LE LEGGI

A quasi ottant’anni Platone redasse un programma politico, pur non rappresentando l’ideale descritto nella Repubblica, permettesse di calare le sue idee nella realtà. L’opera, intitolata le Leggi, è la più lunga di ogni altro suo scritto, e costituisce una sporta di codice voluminoso in cui nessun dettaglio della vita degli individui (cittadini, stranieri o schiavi) sfugge alla regolamentazione: non sono dieci comandamenti, ma diecimila, e per ogni loro violazione è prevista una pena commisurata. Fintanto che i filosofi non governano, sembra dire Platone, il meglio che si possa sperare è di avvicinarsi alla vita buona imponendola dall’alto, non tollerando deviazioni né libertà di scelta. Le differenze stilistiche e di contenuto rispetto alla Repubblica, scritta molto tempo prima, sono notevoli, ma questo non significa che Platone abbia cambiato le proprie idee. Nella Repubblica Platone aveva affrontato il tema della politica da un punto di vista ideale; nelle Leggi lo affronta da un punto di vista realistico. In entrambe emerge tuttavia il modello di una società chiusa e autoritaria.

'Nello Stato ideale devono governare i filosofi, negli Stati reali devono governare le leggi'

'Nello Stato ideale devono governare i filosofi, negli Stati reali devono governare le leggi'
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importanza

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